Ospedale Koelliker
Corso Galileo Ferraris, 247
Torino
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Occlusione arteriosa retinica (OACR)

Le occlusioni arteriose retiniche si possono classificare in:
- occlusione arteriosa retinica di branca
- occlusione arteriosa retinica centrale (OACR)
- occlusione dell'arteria cilioretinica
Qualsiasi sia il tipo di occlusione si tratta comunque di un evento drammatico e di un'emergenza oculistica.

L'occlusione arterioriosa di branca consiste nell'occlusione di un ramo dell'arteria centrale della retina; la causa più frequente di questa patologia è l'embolia (a partenza varia) ed occasionalmente la periarterite. Il paziente lamenta spesso un difetto di vista altitudinale o settoriale importante e repentino, ossia non è più in grado di percepire parte dell'immagine proveniente da un settore del campo visivo con compromissione varia dell'acuità visiva centrale.
Il trattamento deve essere immediato per tentare di risolvere l'occlusione prima dello sviluppo di danni irreversibili dovuti all'ischemia; la prognosi è comunque riservata anche nei casi trattati precocemente.
L'occlusione dell'arteria centrale della retina (OACR) comporta una grave compromissione del campo visivo in toto e dell'acuità visiva centrale (ad eccezione dei casi in cui sia risparmiata,se esiste, l'arteria cilio-retinica), spesso associata ad areflessia puillare. La causa più frequente è la presenza di una placca aterosclerotica. La prognosi è pessima a causa dell'infarto retinico. In alcuni casi si sviluppano rubeosi iridea tardiva o neovascolarizzazioni coroideali che necessitano di trattamento laser.

L'arteria cilioretinica, presente nel 20% della popolazione, non origina dall'arteria centrale della retina ma da un plesso più profondo chiamato circolazione ciliare posteriore; anch'essa può andare incontro ad occlusione.
Le cause più frequenti sono quelle di tipo infiammatorio come vasculiti (frequenti nei giovani), arteriti a cellule giganti (associate a neuotticopatia ischemica anteriore), o essere associata ad occlusione della vena centrale della retina. Il paziente nota un'importante ed improvvisa perdita dell'acuità visiva centrale con conservazione del campo visivo circostante.

Il trattamento delle occlusioni retiniche è un emergenza oculistica. È infatti fondamentale intervenire nel più breve tempo possibile per evitare l'infarto retinico e la conseguente morte delle cellule retiniche. La terapia iniziale consiste nell'associare un massaggio oculare particolare con l'assunzioni di farmaci per dilatare il circolo sanguigno periferico (isosorbide dinitrato sublinguale) e ridurre in maniera significativa la pressione oculare (diuretici osmotici endovena come acetazolamide, mannitolo o glicerolo) allo scopo di rimuovere o perlomeno spostare più in periferia l'occlusione.
Successivamente, se non si ottiene in breve tempo il risultato desiderato, si procede alla paracentesi della camera anteriore (con un bisturi si esegue un tunnel corneale per far diminuire in maniera drastica la pressione oculare), iniezione retrobulbare di cortisonici e farmaci che diminuiscono le resistenze vasacolari. In casi selezionati inoltre è indicato l'utilizzo della stretochinasi (e cortisone) endovena, un farmaco molto potente in grado di sciogliere gli emboli areteriosi ma con effetti collaterali pesanti.
La prognosi delle occlusioni arteriose rimane sempre e comunque grave e solo in una piccola percentuale dei casi, nonostante la terapia adeguata, si assiste ad un recupero visivo soddisfacente.