La retinopatia diabetica proliferante è una complicanza grave del diabete scompensato, ed interessa circa il 5-10% della popolazione diabetica. In particolare sono colpiti con maggior frequenza i diabetici di tipo I (circa il 60% dopo 30 anni), insulino dipendenti, nei quali la funzione pancreatica è del tutto compromessa.
Questa patologia, come dice la parola consiste nella neo-formazione di vasi patologici a livello della retina. Questi vasi, essendo molto più fragili del normale hanno la tendenza alla rottura con conseguenti emorragie anche importanti (vitreali od epiretiniche) che causano notevole riduzione della vista; inoltre a questo stadio della malattia si formano tenaci membrane epiretiniche (membrane fibrovascolari), che se non trattate portano al distacco completo della retina (distacco di retina trazionale), di difficilissimo trattamento e con risultati spesso deludenti.
È quindi fondamentale il trattamento chirurgico poichè la retinopatia diabetica proliferante è causa di importante perdita della vista.
Perchè operare la retinopatia diabetica proliferante
L'intervento è fondamentale per rimuovere il sangue contenuto nel vitreo, asportare le membrane eventualmente formatesi e prevenire/trattare un distacco di retina. Inoltre può essere effettuato per prevenire o curare un glaucoma neovascolare, anch'esso grave conseguenza della RDP.
L'operazione di vitrectomia per retinopatia diabetica proliferante
Può essere effettuata sia in anestesia totale che locale anche se quest'ultimo metodo è di gran lunga il più usato.
Viene effettuata una rimozione del corpo vitreo (vitrectomia) totale o parziale che può essere preceduta da un cerchiaggio laser od episclerale a scopo profilattico (VIDEO). In seguito mediante l'aiuto di microstrumenti si asportano le membrane epiretiniche presente responsabili delle trazioni che tendono a distaccare la retina. La difficoltà di questa asportazione non può essere valutata perfettamente prima dell'operazione ed è proprio per questo che il tempo chirurgico è variabile; può capitare, però, che non sia possibile asportare la membrana in toto, pena il rischio di causare lesioni gravi alla retina.
Per la rimozione di queste membrane molto spesso vengono usati dei coloranti vitali (verde indocianina, membran blue, triamcinolone ed altri, non dannosi per l'occhio). Inoltre a seconda dei casi, la chirurgia sarà inoltre associata a: coagulazione dei neovasi (diatermia o laser), sezionamento delle membrane di proliferazione, laserterapia o crioterapia delle zone retiniche ischemiche. Può essere necessario inoltre il trattamento laser o la crioterapia per eventuali lesioni retiniche come fori o rotture.
In numerosi casi all'interno della cavità vitrea possono essre inserite particolari sostanze con lo scopo di mantenere spianata la retina; tra queste troviamo aria, gas, perfluorocarbonati e miscele di essi, olio di silicone; tutti questi possono essere lasciati in situ a fine intervento con il compito di svolgere una prolungata azione tamponante.
Alcuni di essi possono portare ad alcune complicanze, che vengono valutate dal chirurgo considerando rischi e benefici di ogni sua scelta al fine di ottenere il miglior risultato per il paziente. In alcuni casi alla vitrectomia può essere associata la rimozione del cristallino più o meno catarattoso e la sua rimozione con una IOL.
Il progresso tecnologico ha portato ad effettuare questa chirurgia con strumentario mini-invasivo che permette di effettuare l'intervento mediante tre microincisioni oculari che non necessitano di suture. Attualmente la vitrectomia 23 G (gauge, pari ad un diametro di 0,574 mm) è la più utilizzata per questa chirurgia per la sua maneggevolezza, minimo trauma chirurgico e comfort per il paziente.